Questa settimana Antonello Menne, Avvocato, Saggista, Camminante , terrà un incontro dal titolo “Dalla peregrinatio aetheriae al cammino di Santiago ”.
L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del Museo.
Nell’ottobre del 1987 il Consiglio d’Europa sancì che il Cammino di Santiago diventasse un Cammino culturale dello stesso Consiglio perché «Per secoli, i pellegrini hanno potuto scoprire nuove tradizioni, lingue e stili di vita, tornando a casa con un ricco bagaglio culturale, un evento raro in un’epoca in cui i viaggi a lunga distanza esponevano il viaggiatore a grandi pericoli.
Il Cammino di Santiago funge sia da simbolo, riflettendo mille anni di storia europea, sia da modello di cooperazione culturale per l’Europa nella sua globalità”. In quel 1987 il Cammino festeggiava almeno un millennio di vita. Riuniva l’est e l’ovest di quello che era stato l’Orbis romano, attraversando acque interne, pianure, colline e monti, e il mare. Un vero e proprio Itinerarium. I Romani indicavano con questo termine un percorso stradale in cui erano indicati città; località; popoli; stazioni di sosta in cui si sostituivano i cavalli e si poteva dormire; distanze tra i luoghi.
Esistevano anche versioni grafiche di tali percorsi perché l’infrastruttura stradale con le relative opere d’arte che i romani realizzarono è, certamente, una delle più importanti invenzioni tra le tante realizzate dall’uomo. Dopo la fine dell’Impero Romano sopravvissero molti Itinerari, Col tempo, in qualche caso, furono sostituiti da ciò che li avevano preceduti: le vie d’acqua che, come scrisse Marc Bloch, mettevano in relazione, più facilmente, i luoghi distanti rispetto a quelli vicini con conseguenze culturali davvero sorprendenti e senza troppi pericoli.
Per Itinerarium nel corso del Medioevo si finì anche per intendere mappe, guide, racconti di pellegrinaggi di cui i più importanti furono a Roma, Gerusalemme, a Santiago di Compostela. Per capire la connessione tra quelli romani, di cui tra i celebri si annovera l’Itinerarium Antonini, e quelli successivi, basta dare uno sguardo, dopo la fine del mondo romano, alla Tabula Peutingeriana e all’Anonimo Ravennate.
In mezzo sta un Itinerarium che, col tempo ha assunto un ruolo davvero importante per le notizie che fornisce e di cui oggi sappiamo molto. Si tratta della Peregrinatio Aetheriae o Itinerarium Egeriae, un racconto di un viaggio a Gerusalemme scritto da una donna di censo medio alto, cristiana, che, durante l’impero di Teodosio, si mette in viaggio verso la Terrasamta partendo proprio da una regione atlantica, forse dalle terre dove nascerà la tappa finale del Cammino di Santiago.
Questo chiude un cerchio, iniziato col viaggio di Egeria, svoltosi tra il 381 e 384 e modello di tutti i pellegrinaggi successivi. La Sardegna ebbe, non diversamente da altre regioni, i suoi pellegrinaggi, quelli ad loca martyrum; questi ultimi documentati fin dal IV secolo. Molti pellegrinaggi continuano anche oggi ma non bisogna confonderli con altre tipologie di percorsi e cammini.