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Vetrina 0.7

Nell’età del Bronzo Medio intorno al 1700 a.C. ha inizio la civiltà nuragica, che prende il nome dal monumento-simbolo, il nuraghe, l’edificio a una o più torri realizzato con grosse pietre senza leganti. Questa costruzione caratterizza tuttora il paesaggio rurale sardo con la sua presenza costante e capillare: sono stati censiti infatti ben 7000 nuraghi tra monotorre (cioè a torre singola), complessi e nuraghi a corridoio.
L’importanza di questo periodo della protostoria sarda è evidenziata anche dall’uso del termine civiltà nuragica (al posto del vocabolo cultura utilizzato per il Neolitico e l’età del Rame), che fa riferimento a un popolo unificato dalla lingua e da usi, culti e rituali elaborati e omogenei.

La vetrina 0.7 raccoglie prevalentemente ceramiche: tra queste sono molto tipiche le grandi olle a tesa interna con due anse, decorate con bugne e costolature (numero 5) e con fascia a zig-zag in rilievo (numero 6), provenienti dalla camera sepolcrale della tomba dei giganti di San Cosimo nel comune di Gonnosfanadiga (Cagliari).
Ai numeri 2, 3 e 4 potete osservare numerose asce in bronzo a margini rialzati, un oggetto di derivazione orientale, provenienti da varie località della Sardegna: tra queste le più interessanti, al numero 4, sono state ritrovate in località Iscalas a Nule in provincia di Sassari, accatastate ordinatamente a formare un piccolo tesoro.

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