L’età del Rame, anche chiamata Eneolitico, deve il suo nome alla diffusione di questo metallo, che in Sardegna si verificò a partire da circa 3300 anni prima di Cristo. I primi sviluppi coincidono con la facies sub-Ozieri (così chiamata per la sua continuità con la precedente cultura neolitica di Ozieri); successivamente si diffusero in Sardegna le culture di Abealzu e Filigosa. Il pieno sviluppo dell’età del rame si individua tra il 2700 e il 2200 a.C., con le culture di Monte Claro e del Vaso Campaniforme.
Nella vetrina 0.4 il passaggio fra il Neolitico e le prime fasi dell’età del rame è testimoniato dalla coesistenza tra reperti ancora dell’età della pietra e reperti realizzati in metallo. Al numero 2 sono esposti anellini in rame e argento e una lama di pugnaletto in rame, mentre al numero 3 troviamo punte di freccia in ossidiana di tradizione neolitica, provenienti dallo stesso contesto funerario.
I vasetti miniaturistici (numero 1), anch’essi da corredi funerari, hanno un chiaro significato cultuale e generalmente non hanno decorazione. Sempre all’ambito funerario rimanda la conchiglia (numero 18) che veniva usata per cospargere il defunto e il corredo con ocra rossa, scelta per il colore simile a quello del sangue e quindi simbolo di vita. Anche la maggior parte degli idoli femminili del tipo a traforo (dal numero 20 al 23) proviene da varie necropoli dell’Isola. Sono ancora una volta rappresentazioni della dea madre, simbolo di fertilità e augurio di rinascita.