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Nella terza vetrina, ancora dedicata al Neolitico Recente e Finale, è possibile osservare al numero 13 alcune fusaiole biconiche che si usavano come contrappeso per fusi di legno per la filatura della lana; ai numeri dal 14 al 17 sono invece esposti pesi da telaio, necessari per tenere tesi i fili per la tessitura. Sono questi tra i più antichi reperti che testimoniano l’arte della tessitura in Sardegna.
Di particolare pregio anche estetico è la statuetta in marmo del tipo detto cruciforme (numero 7) proveniente dalla località Turriga, tra i comuni di Senorbì e Selegas. Si tratta della raffigurazione di una dea madre il cui riconoscimento è affidato al rilievo appena accennato del seno e dei glutei. Al di là dello stile fortemente stilizzato e geometrico, la divinità simboleggia fertilità e rinascita, come le antecedenti dee madri del Neolitico Medio nella vetrina 0.1. Alla stessa tipologia appartengono anche le statuette dei numeri dall’8 all’11 con variazioni di forma, dimensioni e materiale, per lo più ritrovate in contesti funerari. Accanto alle accette in pietra levigata (numero 2) sono esposti alcuni pomi sferoidi (numero 1), che venivano probabilmente inseriti all’estremità di un bastone di legno a simboleggiare il comando. Al numero 3 si possono ammirare alcuni antichissimi gioielli realizzati con piccole pietre colorate.
Fra i contenitori, oltre agli esemplari in ceramica dei numeri dal 18 al 21, se ne trovano alcuni realizzati in pietra (numeri dal 4 al 6).