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Vetrina 0.29

Nella vetrina 0.29, a conclusione del percorso espositivo del piano terra, è esposto il Fondo Pula, il più consistente gruppo di ceramiche spagnole giunte in Sardegna nel 14° secolo. Esso fu rinvenuto nel centro storico di Pula, non lontano dall’antica città di Nora.

Il rinvenimento avvenne ad opera di Filippo Nissardi nel 1896, in occasione di alcuni lavori di ampliamento di un vicolo che conduceva al Monte Granatico (Su Strint’e su Monti). Il materiale risultava nascosto all’interno di una fossa rivestita di pietre, probabilmente per preservarlo dalle incursioni dei pirati, che provocarono ripetuti spopolamenti del territorio di Pula.

Il nucleo principale del Fondo Pula è costituito da trentuno ciotole decorate perlopiù in blu cobalto e lustro metallico, di produzione valenzana (numeri 1, 3, 4, 5, 6 e 10), ornate con schemi decorativi che combinano perlopiù motivi geometrici e vegetali. Solo due esemplari riportano motivi zoomorfi (ai numeri 4 e 10). Il Fondo Pula comprende anche tre boccali provenienti da Malaga (numero 12), quattro recipienti vari di produzione locale (numeri 8 e 9) e un unico boccale di produzione pisano-ligure (numero 13). Al numero 2 si trova infine una ciotola, sempre di provenienza valenzana, che presenta una decorazione bruna su fondo chiaro priva di lustro metallico. Insieme alle ceramiche furono, inoltre, rinvenute due ampolline di vetro (numero 7).

Il lustro è una tecnica decorativa che permette di ottenere ceramiche iridescenti e cangianti. Questo effetto è ottenuto usando uno specifico impasto di ossalato d’argento, nitrato di argento, ossido di rame, solfuro di rame e altri ossidi diluiti in creta e aceto, le cui dosi erano segrete. Questo impasto veniva applicato con un pennello negli spazi decisi preventivamente dal pittore; successivamente gli oggetti venivano sottoposti a una terza cottura, in assenza di ossigeno, condizione ideale che permetteva a queste sostanze di penetrare sotto la superficie della ceramica.

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