Così come negli altri territori dell’Impero, anche in Sardegna Roma trovò una realtà pluristratificata, originata dalla sovrapposizione delle varie culture che nel corso dei secoli si erano succedute sull’Isola. In modo particolare, nei secoli della dominazione romana si possono leggere chiaramente le tracce delle precedenti culture fenicio-punica e nuragica.
Uno degli ambiti in cui le tracce delle civiltà precedenti sono più persistenti è quello della religiosità, in cui da sempre gli uomini esprimono le più forti paure e i più intensi desideri. Nella vetrina 0.27 potete osservare numerosi reperti che testimoniano le credenze antiche sopravvissute in età romana.
A lungo fu praticato il culto del Sardus Pater, divinità nazionale dei Sardi, radicata sin dall’epoca nuragica, quando era chiamato Babi, e identificata in età punica con il dio Sid. Questo dio cacciatore, antenato e fondatore della stirpe dei Sardi, fu venerato per lunghi secoli nel tempio di Antas (nel territorio di Fluminimaggiore), in un’area di grande rilievo dal punto di vista minerario. Si trova, inoltre, riprodotto su una moneta coniata sotto Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) con una tiara piumata e una lancia (numero 11).
Un riflesso dei culti punici e forse addirittura preistorici si coglie anche nelle cosiddette Sardae Cereres (numero 13). In Sardegna vi fu in epoca punica un’ampia diffusione di santuari rurali dedicati a Demetra, dea delle messi e della natura feconda, particolarmente venerata a Cartagine e nei territori più votati allo sfruttamento agricolo, soprattutto per i cereali. Verso la fine del I secolo avanti Cristo, ormai in epoca romana, gli incensieri (thymiateria) tipici dei santuari punici dedicati a Demetra, che riproducevano un viso femminile con un copricapo spesso decorato con spighe, furono sostituiti da busti in terracotta riproducenti una divinità femminile, identificata con la latina Cerere, con velo, diadema e alto copricapo (polos) con spiga di grano.
Non mancano le rappresentazioni delle divinità tradizionali romane, come il dio Ermes sul frammento di ceramica sigillata (numero 6) o la dea Venere in terracotta (numero 7), provenienti entrambi dalla ricca città di Nora (nel comune di Pula), lungo la costa meridionale della Sardegna.
Significativa è, infine, la collezione di vetri dei Musei Nazionali di Cagliari, di cui è qui esposta una parte (numeri 1-5).