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Vetrina 0.26

In età imperiale la Sardegna fu, insieme alla vicina Corsica, una provincia governata per alcuni periodi di pace dal Senato, per altri più turbolenti da un funzionario dell’ordine equestre, scelto direttamente dall’imperatore. Molto profonde furono le tracce della dominazione romana, durata in totale sette secoli, dal 238 a.C. fino al 458 d.C., quando l’isola fu occupata dai Vandali.
Fra queste tracce, la più durevole fu indubbiamente la lingua. Il sardo moderno è infatti una lingua neolatina.

I reperti esposti nella vetrina 0.26 appartengono all’età romana imperiale.
Le ceramiche rispecchiano la rete di collegamenti fra la Sardegna e altri territori. Esse viaggiavano come merci di accompagnamento dei prodotti agricoli più costosi, vino e olio, trasportati con le anfore. Dall’area toscana giungeva la ceramica sigillata italica (numero 1), recante talvolta ricche decorazioni a stampo, come sul bicchiere di Marcus Perennius Tigranis, noto produttore della città di Arezzo. Dall’attuale Francia meridionale giungeva invece la sigillata sudgallica (numero 2). Molto diffusa in Sardegna era la sigillata africana (numero 3), ma abbastanza frequente è anche la ceramica a pareti sottili (numero 5), importata o imitata localmente.
Le lucerne, infine, provenivano in genere dall’area italica e dall’Africa. Negli esemplari al numero 6 si osservano nel disco un grifo, un gladiatore e una scena erotica.

Sulle tavole più ricche le stoviglie erano però spesso anche in vetro, come il bicchiere da Cornus, importato dalla Siria, o la bottiglia per l’acqua (numero 11). Molto preziosi, per capire come Roma trasformava i sudditi delle province in cittadini, sono i diplomi militari (numero 4), contenenti un estratto del decreto imperiale con cui si concedeva ai soldati la cittadinanza romana al termine del servizio militare.

Alla sfera privata appartengono diversi oggetti molto raffinati, come il bracciale in lamina d’oro lavorato a sbalzo (numero 7) e gli strumenti da toilette in avorio (numero 8).
La religiosità dell’epoca è attestata da statuine ed ex voto in bronzo e terracotta. Al numero 14 è una divinità barbuta con copricapo piumato, identificata col locale Sardus Pater, attestato su alcune monete del 1° secolo a.C. Al numero 15, infine, si possono osservare due busti in terracotta della dea Cerere, molto diffusi in Sardegna e spesso ritrovati in santuari campestri o contesti rurali.

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