Proseguendo la visita intorno alle vetrine centrali potete osservare una serie di bronzetti per i quali non abbiamo notizie sul luogo e sulle circostanze del rinvenimento. Si tratta di un problema comune alla maggior parte dei bronzetti nuragici appartenenti alle collezioni più antiche del Museo, spesso acquistate o ricevute in dono nell’Ottocento da grandi collezionisti privati. In quel periodo le ricerche archeologiche erano unicamente finalizzate al ritrovamento di tesori e oggetti preziosi, nella totale mancanza di metodologie scientifiche e di tecniche di scavo stratigrafico. Nei casi più fortunati i reperti venivano pubblicati dagli studiosi con brevi note sulle circostanze del ritrovamento e una sommaria descrizione del luogo della scoperta.
Nella vetrina 0.17 possiamo esaminare alcune tipologie di personaggi che abbiamo già incontrato nelle vetrine precedenti; tante le figure di soldati (numeri 1, 3 e 4), le rappresentazioni di animali domestici e selvatici, come mufloni, volpi, cervi, bovini etc. (numero 7), e gli offerenti (numero 5), alcuni con una focaccia in una mano e l’altra mano aperta e sollevata in un gesto di preghiera; indicata dallo stesso numero osserviamo anche una figura femminile ammantata che offre una ciotola con primizie.