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Padria

Il territorio di Padria, paese in provincia di Sassari al centro della regione del Logudoro-Meilogu, mostra una frequentazione ininterrotta che risale al Neolitico.

Tra i siti preistorici si annoverano diverse domus de janas. Alcune presentano un impianto monocellulare o bicellulare, mentre i complessi di Sa Punta Ruggia, Nenaldu Multinu e Baddenare sono di tipo pluricellulare. Queste ultime sono di particolare pregio artistico, con elementi architettonici scolpiti nella roccia come colonne, pilastri, protomi taurine e motivi corniformi. La maggior parte di esse, scavate nei costoni rocciosi, è raggruppata in ampie necropoli.

L’epoca nuragica è rappresentata da circa quaranta nuraghi disposti in posizioni strategiche, a controllo dei corsi d’acqua o ai margini degli altipiani. Prevalgono gli edifici monotorre, come il nuraghe Binzas, costruito in blocchi regolari di basalto e studiato da Antonio Taramelli nel 1940, e il nuraghe Comida ‘e Muru, caratterizzato da una peculiare pianta ellittica. Non mancano tuttavia esempi di nuraghi complessi, come il Longu e il Santu Sadurinu.

Il territorio ha restituito reperti di eccezionale valore, come un bronzetto nuragico di soldato orante con stocco, scudo ed elmo con lunghe corna pomellate o come la prua a protome taurina di una navicella nuragica in bronzo.

La continuità abitativa del colle di San Giuseppe è confermata dalle tracce di un insediamento fortificato di età fenicio-punica, rinvenute proprio nell’area dove, nel 16° secolo, sorse il palazzo baronale della famiglia De Ferrera (oggi noto come Palattu).

Di notevole interesse è una lastra in terracotta proveniente dalla chiesa di Santa Croce, raffigurante una Vittoria alata su una biga in corsa. Rinvenuta in frammenti, fu donata dal Canonico Giovanni Spano al Regio Museo di Cagliari. Lo Spano riporta che la lastra fu rinvenuta a Gurulis Vetus, la città citata dal geografo Tolomeo nel 2° secolo d.C. Secondo la tradizione erudita, supportata dagli studi dello Spano e dalle evidenze archeologiche, l’odierna Padria sorge proprio sopra i resti di questo antico centro urbano.

Il nome Gurulis Vetus serviva probabilmente a distinguerla dalla vicina Gurulis Nova (identificata con l’odierna Cuglieri). Essa non era un semplice insediamento rurale, ma un centro strutturato e vitale, come dimostra la presenza di ben tre ponti sul fiume Temo e i suoi affluenti (Ponte Alto, Ponte Ettore e Ponte Ulumu).

Queste infrastrutture confermano che la città era un nodo fondamentale lungo la strada che collegava Carales (Cagliari) con Turris Libisonis (Porto Torres).

Sono stati inoltre rinvenuti resti di edifici termali, pavimenti in mosaico e cisterne per l’approvvigionamento idrico, oltre a diverse are votive e iscrizioni che suggeriscono la presenza di luoghi di culto. Inoltre, le aree funerarie circostanti hanno restituito corredi composti da vetri pregiati, ceramica sigillata e monete.

 

Immagine in evidenza: panorama di Padria
ph. Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0 httpscreativecommons.orglicensesby-sa4.0, via Wikimedia Commons

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