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Gonnesa

Il territorio di Gonnesa, nel cuore del Sulcis-Iglesiente, è una zona dalla grande abbondanza di emergenze archeologiche, grazie alla ricchezza del sottosuolo. La presenza massiccia di minerali metalliferi, come piombo, zinco e argento, ha reso quest’area un polo d’attrazione sin dai tempi più remoti.

 

La zona mostra tracce di insediamenti fin dal Neolitico, come testimoniato dalle tombe a domus de janas scavate nei banchi rocciosi: per esempio le venti sepolture della necropoli Serra Maverru e la domus de janas Murru Moi, composta da breve padiglione, anticella e cella funeraria, purtroppo rovinata dall’uso come ricovero di animali.

Sempre alla cultura neolitica di Ozieri sono riferibili i circoli megalitici, dalla verosimile funzione funeraria, di Punta Seruci e di Muromoi.

All’Eneolitico risalgono i due villaggi di cultura Monte Claro di Is Bangius e Generè. Il primo è composto da più di 20 strutture a pianta rettangolare o trapezoidale, talvolta con lato absidato. Nel secondo le capanne sono realizzate con lastre e blocchi disposti a coltello.

Allo stesso periodo risalgono i vasi esposti ai Musei Nazionali di Cagliari. Essi furono rinvenuti fortuitamente nel 1992 alla periferia della frazione di Nuraxi Figus e costituivano il corredo di più sepolture. A causa delle circostanze di ritrovamento e delle dimensioni limitate dell’area indagata appare difficile individuare la tipologia tombale di appartenenza. D’altro canto la presenza di una discreta quantità di pietre nei pressi dei reperti potrebbe far pensare all’esistenza di fosse con rivestimento in pietrame.

 

La presenza umana in epoca nuragica è notevole, come testimoniato dal gran numero di nuraghi e insediamenti. Alcuni di questi sono particolarmente articolati, come il sito di Serbegi, composto da un edificio complesso, un villaggio di capanne, servito anche da un bacino naturale e almeno una tomba dei giganti. Ma il sito più rilevante dell’intero Sulcis è il complesso nuragico di Seruci, composto da un imponente nuraghe complesso, un antemurale turrito, un villaggio di oltre 100 capanne e due tombe dei giganti, di cui una non più localizzabile. Il nuraghe, realizzato in blocchi di andesite locale, è costituito da un mastio contornato da quattro o cinque torri unite tra loro da un bastione. Il villaggio è costituito da capanne semplici circolari e capanne a isolato. Il sito sorge in posizione strategica ai piedi della catena metallifera dell’Iglesiente, al di sopra di una vallata ricca di pascoli e coltivazioni, a controllo del valico che dai monti dell’Iglesiente va verso il mare e la regione sulcitana.

 

Dell’età romana imperiale è rimasta la necropoli Culmine con tombe a fossa, scavate alla base del rilievo di Monte Gennerei, e una vasca vinaria scavata nel banco tufaceo in località Nuraxi Figus. La struttura, collegata verosimilmente a un edificio abitativo non più esistente, è composta da una grande vasca rettangolare di pigiatura con coppelle di decantazione, collegata a una vasca più piccola tramite una canaletta con versatoio.

 

Immagine in evidenza: Nuraghe Seruci
ph. Cristiano Cani CC BY-NC-SA 2.0 (flickr.com)

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