La notizia storica più nota riguardante il territorio di Cuglieri è quella della più vasta rivolta antiromana della Sardegna, avvenuta nel 215 a.C., che ebbe come centro l’antica città di città di Cornus, situata sulle colline alle spalle dell’area costiera.
Le testimonianze materiali e la presenza di domus de janas e nuraghi attestano però la presenza umana nel territorio molto tempo prima. Le prime tracce risalgono al Neolitico antico, nel 6° millennio a.C., con gli insediamenti di Su Paris de Sa Turre (il pianoro su cui sorge la Torre di Santa Caterina di Pittinuri) e di Sa Turre de Su Puttu (il promontorio di Torre del Pozzo).
Nel 1985 nella località costiera Santa Caterina di Pittinuri fu rinvenuta una domus de janas inviolata, datata alla metà del 3° millennio a.C. nell’orizzonte culturale Abealzu-Filigosa. La sepoltura si compone di un corridoio d’accesso, un’anticella e tre cellette. Mentre nelle tre cellette furono rinvenuti resti scheletrici con scarsissimi elementi di corredo (monili, punte di freccia), nell’anticella e nel corridoio erano assenti i resti ossei umani: erano invece abbondanti le ossa di animali (mascelle, mandibole, corna di cervo) associate a frammenti di vasi e un considerevole numero di vasi miniaturistici. Nel corridoio furono anche rinvenute tracce di fuoco, che confermano assieme agli altri elementi che questi spazi furono utilizzati verosimilmente, per il rituale funerario.
In località S’Archittu si trova la necropoli a domus de janas di Fann’e Massa. Le 7 tombe pluricellulari si datano alla cultura di Abealzu (età del Rame), ma la frequentazione dell’area proseguì fino al Bronzo Antico e anche in età punica. In quest’ultima fase, inoltre, fu scavata una dozzina di tombe a camera con dromos. In età romana repubblicana proseguì il riutilizzo delle domus de janas e delle sepolture puniche. Probabilmente l’intera area funeraria dovette servire gli insediamenti rurali del suburbio della città di Cornus.
Il periodo nuragico vide un intenso popolamento del territorio, con più di 60 nuraghi censiti e numerose tombe dei giganti.
I primi dati certi riguardanti la città di Cornus datano l’insediamento a epoca punica, che ebbe inizio alla fine del 6° secolo a.C. Dopo il passaggio della Sardegna in mano romana nel 238 a.C., Cornus fu il cuore della rivolta sardo-punica capeggiata da Ampsicora contro i Romani, narrata dallo storico Tito Livio.
Divenne poi una delle più importanti città romane della Sardegna, fondamentale snodo economico per l’esportazione di grano e prodotti agricoli verso Roma, data la fertilità dell’altopiano di Cuglieri. In questo periodo Cornus era collegata alle altre città dalla strada litoranea occidentale: del collegamento con Tharros rimane il ponte romano sul rio Ozzana.
Dell’ultimo periodo di vita della città (periodo paleocristiano e altomedievale) rimangono le rovine di Columbaris, datate da prima del 3° secolo d.C. fino al 7° secolo, quando il complesso venne abbandonato. Esso si compone di un’area cimiteriale, della basilica maggiore (cattedrale), del battistero (basilica minore) e del palazzo episcopale. Queste strutture sono sovrapposte a un precedente edificio termale, legato probabilmente a una villa suburbana. In età tardoromana nell’area si impiantò dapprima un cimitero paleocristiano, costituito da tombe a fossa terragna e a enchytrismós (in anfora), e quindi una prima basilica tra 4° e 6° secolo. La basilica maggiore a tre navate fu edificata nella seconda metà del 4° secolo o al principio del 5°. Il Battistero ha pianta rettangolare, con vasca battesimale profonda 90 centimetri a pianta interna cruciforme.
Immagine in evidenza: vasca battesimale Cornus
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