Breadcrumbs
Corpo Pagina
I LUOGHI CHE CURANO
Dialoghi di archeologia, architettura, arte e paesaggio

Giovedì 5 alle ore 18:00 presso la Basilica di San Saturnino, Piazza San Cosimo, Cagliari, si terrà il trentesimo appuntamento dei “Dialoghi di archeologia, architettura, arte e paesaggio” organizzati dal Museo Archeologico Cagliari.

Questa settimana Paolo Inghilleri, Professore di Psicologia Sociale M.D., terrà un incontro dal titolo “I luoghi che curano”.

A cura di Maria Antonietta Mongiu e Francesco Muscolino.

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del Museo.

“[…] e guarirai da tutte le malattie/Perché sei un essere speciale/Ed io, avrò cura di te […]”. Il frammento dalla canzone/poesia di Franco Battiato, come tutto il testo, ha potenza evocativa da essere in sé curativo a prescindere dalla voce che pure ha stessa intenzionalità. Contiene pratiche e riferimenti dei canti sciamanici. Sullo sfondo il denso sostrato della terra di origine, fulcro d’ispirazione, e frequentazioni filosofiche e intrecci con le suggestioni del dasein di Martin Heidegger ovvero dell’esserci come esistenza.

Dimensione che il filosofo restituiva alla coscienza del dualismo presenza/crisi di presenza del se nel mondo ma, seguendo le sue ultime traiettorie, alla sua essenza fondativa. Ad essere da adesse, dal verbo latino da cui origina, in cui ad/da è funzione e non più esclusivamente un locativo.  Il verbo latino significa, infatti, esserci, trovarsi, essere presente ma pure avvicinarsi, venire, essere imminente e, a seguire, assistere; persino patrocinare e altro ancora. Significati, tutti, nel segno della presenza in un mondo in cui abita l’essere. I luoghi come interfaccia ovvero l’uomo nel mondo.

Per Heidegger infatti “la relazione di uomo e spazio non è null’altro che l’abitare pensato nella sua essenza” o, meglio, il soggiornare dell’uomo sulla terra “presso luoghi e cose”. Ne discende che l’abitare è dimensione etica e disciplina con norme e valori, cui attenersi. Il quesito che ci si pone è se gli attuali crisi di presenza e spaesamento hanno a che fare con lo stravolgimento dei luoghi. Forse è più appropriato sostenere che stretta è la relazione tra ambiti. La Lectio di Paolo Inghilleri si concentra su quanto natura e ambiente sono in grado di influire sul benessere psico-fisico dell’essere.

Quando è iniziata la frattura? Va da sé che per millenni il rapporto tra uomo/natura/ambiente era irriducibile nell’orizzonte del sacro. Oggi quel che si è salvato di quel patto – che si tratti di Arte e di Architettura – è ancora capace di farci stare bene, malgrado la secolarizzazione e, spesso, la reificazione degli stessi? I luoghi, gli oggetti e i paesaggi naturali possono ancora, realmente, curare? Per rispondere al quesito si deve rimettere in questione la capacità terapeutica dei luoghi, degli oggetti e della natura, a partire da come, oggi e in prospettiva, dovrebbero essere i paesaggi, le città, le architetture idonee. Sono ancora idonei a farci star bene.

In Italia e in Sardegna abbiamo ancora possibilità di scelta: dai piccoli santuari italiani, ai luoghi di culto e di memoria che in Sardegna narrano storie di resilienze come documentano i lavori di Clara Gallini sui Novenari. Ma si possono tematizzare, non diversamente, le sconosciute opere di sconosciuti negli slum di Mumbai o di Nairobi, dalle cui reti informali di aiuto reciproco e di mediazione dei conflitti derivano sistemi di sostegno psicologico, sociale e politico da cui le comunità delle città occidentali avrebbero tanto da imparare. Potremmo arrivare a un “narcisismo altruista” capace di conciliare il soddisfacimento dei nostri desideri con il rispetto per l’ambiente e verso i bisogni dell’altro.

Torna su